Matrimonio: Chiesa o Comune? Il risultato degli italiani

Matrimonio: Chiesa o Comune? Il risultato degli italiani

Le statistiche parlano chiaro: nonostante, come abbiamo visto, nel 2015 ci sia stato un picco degno di nota, per quanto riguarda il numero di unioni, guardando agli ultimi anni, il trend è sempre in discesa rispetto ad una decina di anni fa.

Ci si sposa di meno, o meglio, ci si unisce diversamente, almeno stando ai dati ISTAT.

In effetti, guardare semplicemente i numeri senza capire come interpretarli può essere fuorviante, per cui cerchiamo di capire ed esplorare più a fondo la questione attraverso tutti i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica.

I dati ISTAT

194.377 matrimoni celebrati nel 2015, circa 4.600 in più rispetto al 2014, ma ancora troppo pochi rispetto, ad esempio, alle stime riguardanti il 2008.

Un trend in crescita che ha continuato per la sua strada nel 2016 e che ha stimolato una ricerca più approfondita nel pensiero e nel cambio di abitudini degli italiani.

Ci sono da considerare, infatti, non solo le unioni, ma anche le separazioni, i divorzi e le seconde nozze, che entrano di diritto in classifica ma in sordina, forse, rispetto a chi si sposa per la prima volta: stando ancora ai dati, la media, per quanto riguarda l’età di celibi e nubili che convolano a nozze, si aggira intorno ai 35 anni per “lui” e ai 32 per “lei”. Il tutto contornato da un 80,9% degli uomini e il 69,7 % delle donne, tra i 18 ed i 30 anni, che resta a vivere a casa dei genitori per una serie di fattori, inclusa la difficoltà a lasciare il tetto familiare da single, per retaggio culturale e per problematiche più o meno serie legate al lavoro e/o allo studio.

Ma non è tutto. C’è da considerare che sono tantissimi, in media la maggioranza, i matrimoni celebrati soltanto con il rito civile, un po’ per scelta dei giovani e un po’ perchè, spesso, si tratta di seconde nozze; con la componente, indubbiamente accattivante, di poter scegliere il modo più personale di festeggiare, tra location in spiaggia, grotte, parchi, musiche di sottofondo particolari o scelte in un repertorio assolutamente young e moderno ed, insomma, una serie di elementi che quasi mai possono essere opzionati nel caso di un rito religioso.

Anche per questo, il numero di unioni civili è salito vertiginosamente, fino a raggiungere quasi il 50% del totale e ad equiparare, quindi, il numero di funzioni svolte in Chiesa.

Ma su questo punto c’è da fare una precisazione: al Sud Italia, infatti, sono ancora la maggioranza le coppie che si uniscono in rituali matrimoniali tradizionali, prevedendo la classica celebrazione legata alla spiritualità. Il nostro Paese, quindi, dati alla mano, appare come spaccato a metà, in questa contingenza, strizzando l’occhio ad un futuro diverso per quanto riguarda il Settentrione ma, contemporaneamente, conservando la tradizionalità nel Meridione.

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Simona Vitagliano
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