Hengki Koentjoro, il mago del bianco e nero

Hengki Koentjoro, il mago del bianco e nero

Nelle ultime settimane ci siamo inoltrati in un piacevolissimo viaggio all’interno del prezioso e variegato mondo della fotografia, tra i documentari naturalistici del National Geographic e l’unusual fotografia nazionalpopolare di Martin Parr.

Questa volta, invece, la nostra attenzione si fermerà su una fotografia poetica e lirica, rigorosamente in black&white, quella dell’indonesiano Hengki Koentjoro.

Bio

Hengki Koentjoro è nato a  Semarang, sull’isola di Giava, per l’appunto, in Indonesia, nel 1963.

A 15 anni ricevette in regalo dalla madre una Pocket Kodak e, da allora, la sua vita è ruotata intorno agli obiettivi fotografici senza più riuscire a staccarsene.

Ha lasciato la sua isola per andare a formarsi al Brooks Institute of Photography di Santa Barbara, in California, per poi ritornarvi e fondare, a Giacarta, una casa di produzione specializzata in documentari naturalistici.

Ma basta fare un veloce giro virtuale tra le sue immagini, sul sito ufficiale, per rendersi conto del fatto che il suo vero amore è il bianco e nero. Tant’è che lo stesso fotografo ha dichiarato: “Credo che il bianco e nero sia più adatto al il mio tipo di fotografie. Racchiude forza e mistero. Mi dà maggiore facilità nell’esprimere le emozioni e lascia grande flessibilità nel trattamento delle immagini“.

Fotografia

Quello che si nota subito negli scatti di Koentjoro  è la lirica.

Le sue immagini non sono solo fotografie ma reinterpretazioni della realtà attraverso un uso molto particolare del bianco e nero.

Grazie all’utilizzo di particolari filtri e di una esposizione lunga (maggiore di 2 minuti), l’effetto risultante è morbido, così soffice allo sguardo da apparire come vellutato.

Il mare, il cielo, la montagna e la stessa vita sul pianeta, tra animali ed esseri umani, si fondono e si confondono in questo telo di sfumature tra il bianco, il grigio ed il nero, fino ad ottenere, ogni volta, più che una foto una vera e propria poesia.

È questa originalità della lavorazione che ha reso l’artista noto in tutto il mondo e che ha contribuito a dare al suo portfolio un alone di fascino e mistero, da cui non si può che restare estasiati.

Previous La fotografia nazionalpopolare di Martin Parr
Next Un fotografo da 300 km/h!

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!