Fotografie perfette con la sezione aurea!

Fotografie perfette con la sezione aurea!

La fotografia è il risultato dell’interazione (im)perfetta tra macchina e fotografo, della post produzione più personalizzata che le si possa offrire, dell’immagine che immortala e dell’idea che l’autore ha di quella stessa immagine.

Qualcuno direbbe che il successo di una fotografia è nelle mani dell’istinto di chi la scatta.

Eppure, da sempre, chi è appassionato o impegnato nel mondo della fotografia è alla ricerca di regole certe per la composizione dello scatto perfetto.

Nonostante esistano numerose scuole di pensiero, che in alcuni concetti confluiscono assolutamente per idee e considerazioni “universali” sulla realizzazione degli scatti migliori, c’è anche da dire che tantissimi artisti di fama internazionale hanno fondato il proprio successo proprio sulla particolarità dei propri lavori, sulla voglia di tenersi fuori dagli schemi imposti, dalle regole, sull’abilità di restare sopra le righe riuscendo, così, ad emozionare il pubblico nella maniera più naturale e spontanea possibile.

Tuttavia, anche per evadere l’ordinario e tuffarsi nello straordinario, bisogna imparare a conoscere entrambi i mondi. Ci inoltreremo, quindi, oggi, nel concetto della sezione aurea, che molti fotografi apprezzano, ed adottano, per ottenere scatti particolarmente dinamici e dall’inquadratura perfetta.

Cos’è la sezione aurea?

Quando parliamo di sezione aurea torniamo, con la mente, ad epoche lontane, antiche, quasi mitologiche: il rapporto aureo, in fondo, è soltanto un concetto matematico, ma si ritrova con costanza anche nella natura e negli animali, oltre che in ambito culturale; la spirale aurea, ad esempio, racchiude alla perfezione i gusci di alcuni gasteropodi.

Non a caso, lo stesso concetto è, talvolta, denominato come “proporzione divina“.

Nell’ambito della matematica, il rapporto aureo è un numero irrazionale, spesso arrotondato ad 1.6, ottenuto attraverso una proporzione ben specifica: avendo a disposizione due numeri, a e b, di cui il maggiore sia a, si tratta del risultato che si ottiene dai rapporti tra a e b e la somma dei due numeri con a; in sostanza, a deve risultare medio proporzionale tra la somma dei due numeri e b.

Questa quantità così particolare è strettamente connessa alla popolare successione di Fibonacci, dove ogni termine, infatti, è il risultato della somma dei due precedenti, eccetto per i primi due che sono rappresentati soltanto dall’unità.

Il fatto che il numero aureo fosse così facile da ritrovare in tantissimi contesti ha scatenato l’immaginazione, la fantasia e la dialettica di tantissimi filosofi nel corso dei secoli: si è pensato all’esistenza di un rapporto tra macrocosmo e microcosmo, o addirittura tra Dio e l’uomo, l’universo e la natura.

Con il tempo, tantissimi artisti hanno cominciato a familiarizzare con il concetto, individuandovi anche un ideale di bellezza, quasi un canone, e la fotografia non fa eccezione. D’altro canto, la stessa piramide di Cheope pare abbia delle dimensioni che soddisfino il rapporto aureo! Greci, pittori rinascimentali e lo stesso Leonardo pare si siano ispirati a questo concetto. Ma come applicarlo, allora, ad un’arte, in fondo, così moderna come quella della fotografia?

La sezione aurea nella fotografia

Sebbene siano molte le polemiche che riguardano l’utilizzo della sezione aurea nella fotografia, non c’è assolutamente alcun dubbio riguardo al fatto che, immagini post prodotte in modo da rispettarla, risultino più gradevoli all’occhio umano. Questo, probabilmente, proprio a causa del fatto che i nostri occhi sono come “abituati” ad osservare oggetti che rispettano questa proporzione.

Certo, in ogni foto si potrebbe ritrovare, in qualche maniera, anche artificiosamente, qualcosa che riconduca alla sezione aurea, ma in questo articolo ci focalizzeremo semplicemente su come sia possibile ottenere degli scatti che rispettino la cosiddetta “spirale aurea”, in modo da risultare particolarmente accattivanti.

Per “schematizzare” una foto all’interno del rapporto aureo, bisogna creare una griglia che contenga 9 riquadri, attraverso 2 linee verticali e 2 orizzontali, disposte in modo che le colonne centrali risultino più strette rispetto a quelle laterali. Poichè può risultare faticoso farlo da sè, esistono dei software in grado di ricrearle esattamente come si desidera, avendo, però, cura di eseguire scatti molto “ampi”, in modo da poter fare il crop successivo, all’interno dei riquadri, in tutta semplicità. Tra l’altro, si può fare affidamento anche sul rettangolo ed il triangolo aureo e sulla spirale aurea nominata in precedenza.

Si tratta di figure geometriche molto particolari: nel primo il numero aureo è il risultato del rapporto tra il lato più corto e quello più lungo, nel secondo, invece, tra la base ed uno dei lati uguali; nella terza, infine, si nota una buona approssimazione formata da quarti di cerchio ottenuta lavorando sulle successioni (ritornando a Fibonacci), dove c’è questa sorta di attorcigliamento su se stessa verso quello che fu chiamato, appunto, “l’occhio di Dio“.

 

Ottenere il triangolo aureo in un’inquadratura è piuttosto semplice: basta tracciare la diagonale maggiore e far partire, poi, una diagonale più piccola dall’angolo che le sta di fronte, considerando poi la loro intersezione come punto focale. La spirale, invece, costruita su una successione di rettangoli aurei, ha la “coda” che parte dall’angolo della composizione, attorcigliandosi su se stessa nel punto di intersezione che, insieme alla curva stessa, offre degli ottimi spunti per centrare lo scatto perfetto.

 

 

 

Per i neofiti ed i principianti esistono anche filtri con griglie della sezione aurea, che aiutano ad abituarsi a questo tipo di inquadrature: una volta fatto “l’occhio”, appunto, non sarà più necessario utilizzarle.

La sezione aurea si presta a tantissimi utilizzi, dai ritratti ai paesaggi naturalistici: è capace di donare dinamicità e di far abbandonare il concetto, ormai superatissimo, dell’inquadratura super-centrata, dove il soggetto è posizionato al centro delle diagonali dell’inquadratura.

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